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Da Torino alla Grande Mela: le gesta dei tre moschettieri del Vermouth!

by Albert Valloni

Davide Terenzio Pinto (selezione vermouth) e Michele Marzella (mixologia) invitati a rielaborare la carta dei cocktails, a base di Vermouth Anselmo, in occasione della riapertura di  Manzo, il ristorante informale di Eataly Flatiron, (di cui sono soci i celebrity chef Mario Batali e Joe Bastianich) collocato nel cuore di Manhattan sulla Fifth Avenue. (Courtesy of Eatpiemonte.com)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

New York è una città sana, giovane e dinamica, alla costante ricerca del Wellness, dunque particolarmente  attenta a quel che mangia e ancor più a quel che beve, specie quando si tratta di alcolici ”, spiega Davide Terenzio Pinto, mentre è impegnato a fare jogging a Central Park insieme a Michele Marzella, uno dei bar tender più giovani e meglio preparati che abbiamo in Italia, (lavora da Affini, cocktail-bar di via Belfiore all’ombra della Mole) e Oliviero Alotto di Slow Food Torino,  qui in veste di grand’ambasciatore dei prodotti italiani.   

Tre torinesi, catapultati nel cuore della Grande Mela, su invito della famiglia Farinetti, chiamati a spiegare un’ eccellenza del gusto tutto italiano, come il Vermouth. La presentazione, per la cronaca,  è avvenuta ieri pomeriggio, lunedì 27 marzo, nelle sale del prestigioso ristorante Manzo all’interno di Eataly Flatiron, (di cui sono soci due celebrity chef come Mario Batali e  Joe Bastianich) sulla Fifth Avenue, nel cuore di Manhattan, davanti a una platea desiderosa di conoscere non solo la storia del Vermouth, ma anche la trentina di varianti di cocktails che saranno disponibili, insieme alle proposte di ‘food-pairing’, ovvero agli accostamenti presentati nel piatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E non è un caso che la ‘mission’  sia guidata da Davide Terenzio Pinto,  personaggio a cui i torinesi devono la passione ritrovata per il Vermouth all’ora dell’aperitivo, quel rito informale e amichevole che ci rende unici al mondo. Davvero unico, infatti, è il vermouth della Anselmo (azienda qui rappresentata, di cui è amministratore delegato) ottenuto da una miscela di erbe di montagna essiccate in quota e lasciate  illanguidire in un mix di alcolici, dominato dalle note del vino Moscato presente al 25%.  Il risultato sono poche bottiglie, in edizione spesso limitata, cosa che fa sempre gola ai foodies, proposte sul mercato a un prezzo, tutto sommato, accessibile.

Il Vermouth che tutto il mondo ci invidia…Un libro negli States, con prefazione di Joe Bastianich, ne illustra la storia.

Terenzio Pinto, prendendo spunto da una ricetta che vanta 284 anni, (“anche se pare che un manuale di liquoristica francese già nel 1733 vantasse i benefici del Rossoli de Turin, antesignano del Wermut, che in tedesco vuol dire assenzio” come riporta la giornalista Barbara Ronchi della Rocca in un articolo  apparso sul nostro sito), ha saputo adattare ai gusti di un pubblico raffinato questo drink alcolico, dalle virtù salutistiche, ottenuto esclusivamente da infusi naturali, grazie a una meticolosa lavorazione e a impianti moderni, gli stessi che gli permettono di esplorare formule inedite come il recente debutto de ‘L Türinèis, (presentato venerdì 24 febbraio, nelle sale di Palazzo Birago a Torino) il più giovane vermouth sul mercato, appena 500 bottiglie, all’aroma di fave di cacao, che andrebbero assaporate prima di accostarsi alla bevanda.

Sunrise in New York: se si esclude la Vodka, questo cocktail detox, purifica il fegato grazie a minerali e vitamine contenute in abbondanza nell’aloe, nel sedano e nella papaya, a cui si aggiungono i benefici della curcuma, del miso e dell’agave.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In sintonia con l’ondata di cibi e bevande dallo stile ‘detox‘ che travolge l’isola di Manhattan, (si pensi all’ultimo ristorante di un altro celebrity chef come Jean-Georges Vongerichten, che ha appena inaugurato abcV, locale vegan-chic d’impronta salutistica), i ‘tre moschettieri del Vermouth’, (Davide Terenzio Pinto, Michele Marzella e Oliviero Alotto) in missione nel nuovo Continente, hanno voluto cimentarsi in un virtuosismo di stile inventando un cocktail, dall’accento alcolico, ma dalle indubbie proprietà disintossicanti, complice un Grocery Store, nelle vicinanze di un appartamento che li ospitava, aperto anche di domenica.

 

Courtesy of Barstuff.com
Il jigger è un dosatore a forma di cono, nel corredo di molti bar-tender.
Il ristorante, ultimo nato nella catena del celebrity-chef, Jean-Georges Vongerichten, si chiama abcV, e propone piatti vegan-chic, rigorosamente biologici accompagnati da bevande detox!

Vero è che i tempi sono cambiati, e difficilmente ritroveremmo un giovin Francis Scott  Fitzgerald nel suo pigiama a righe intento a bere Campari sin dal mattino…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli scrittori contemporanei, ben lungi dai premi Pulitzer di un tempo, un nutrito elenco di alcolisti di fama, prediligono oggi smoothies e bevande di sorta.

Come questo ‘Sunrise in New York’ (ideale per disintossicare il fegato) fatto centrifugando gambi di sedano, foglie di aloe, (per una nota amarognola) il frutto dolce della papaja, foglie di agave, (pianta da cui si ricava notoriamente la Tequila, ma qui usata nella sua versione edulcorante), a cui si aggiungono un pizzico di curcuma, spezia esotica ricca in antiossidanti e non solo, un cucchiaino di miso, (“condimento molto presente nella cucina giapponese e in quella macrobiotica”, come spiega Alotto, “al punto che viene consigliata la sua assunzione anche tre volte al giorno”) e, least but not last, uno splash di vodka: il tutto dosato (con l’aiuto del jigger) e shakerato a dovere.  

Per la sua corretta preparazione vi rimandiamo al video:

 

(ha collaborato Dario Ujetto –Eatpiemonte.com)

 

 

 

 

 

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