home NG Primo Piano, NG Stile La Torinese-chic? Un Mito Lontano! by Barbara Ronchi della Rocca

La Torinese-chic? Un Mito Lontano! by Barbara Ronchi della Rocca

Style

by Albert Valloni

June 17, 2020

 

 

 

 

 

 

Se Milano è la città della Moda, a Torino spetta, forse, il ruolo di città dello Stile?

Lo abbiamo chiesto a un’esperta in materia come Barbara Ronchi della Rocca a cui abbiamo dato appuntamento per un’intervista a fine lockdown alla Farmacia del  Cambio, il cocktail-bar più trendy in città.

Arriva puntuale vestita con un abitino leggero e fresco dalle tinte pallide, stampato a motivi fantasia sul floreale. Una clatch bianca a tracolla. Ordiniamo due cocktail detox a base di agrumi e zenzero serviti con mandorle-wasabi.

Certamente lo è stata una città-di-Stile, caratteristica che era percepibile ovunque: entravi nei caffè, passeggiavi per le strade del centro, sotto i portici, eri invitata nei salotti importanti, come alle prime a teatro e nei foyer ed era come assistere a una lunga sfilata di moda…le donne avevano uno charme incredibile. Ha mantenuto lo scettro dell’eleganza dalla fine dell’Ottocento sino a metà del Novecento, un’onda lunga che è arrivata a lambire i primi anni Ottanta, quando non era raro incontrare ancora la Torinese, quella donna elegante che si vestiva negli atélier di moda e cercava una ‘mise’  fatta sullo stile parigino. Magari risparmiando sui costi. La Torino di inizio secolo e sino al secondo dopoguerra pullulava di botteghe in cui operavano in maniera certosina un manipolo di sarte, camiciaie, pantalonaie e naturalmente modiste alle prese con i cartamodelli originali di grandi sarti e stilisti francesi. Era l’epoca in cui la torinese incarnava la stessa ‘allure’ di una parigina.  Alla fine degli anni Sessanta e sino ai Settanta, l’eleganza si trasforma ancora: si usano di più gonne a pieghe in pregiati quilt scozzesi, calze colorate e mocassini ai piedi; se vogliamo era lo stile preso a prestito da una grande icona di eleganza come Marella Agnelli. Oggi è bene sfatare il mito: la Torinese non esiste più. Al contrario della Parigina che ha quel che di nonchalance,  leggerezza e insouciance che ancora adesso la contraddistingue. Un esempio è Inès de la Fressange”.

Gli anni Settanta caratterizzati dalla nascita e sviluppo delle prime griffes torinesi…”

Certamente, come San Lorenzo specie per gli abiti da cerimonia su misura, Borbonese per le sue inconfondibili  borse, (Umberto inventò’ il   celebre Occhio di Pernice, un particolare trattamento che mette in evidenza la trama della pelle di vitello, con un effetto micro-maculato. Nascono così le borse destrutturate e leggere, Lunar Bag , per celebrare lo sbarco lunare) . E che dire delle pellicce fantastiche  per la loro opulenza di Rita Togno o dei défilées delle collezioni imperdibili di Emy Badolato (i suoi robe-manteau erano un sogno) presentate nel suo atélier di corso Vittorio Emanuele con le modelle che incedevano con le spalle dritte e il bacino in avanti, sulle assi scricchiolanti del vetusto palquet  portando in evidenza un numero come usava nei grandi atélier di Faubourg Saint Honoré. Mentre tra il pubblico, le donne eleganti sedute in prima fila indossavano lunghi sautoir di perle come rosari. Oggi è difficile ritrovare quello slancio e quell’innovazione che ha caratterizzato un certo modo di vestirsi… Vi immaginate uno stilista capace di innovare la moda come le era riuscito a Chanel con lo stile ‘à la garçonne’.  O come Dior che con la sfilata del ’42 inventò il “New Look”, gonne vaporose sostenute da sottogonne il cui orlo scendeva, in un trionfo di pizzi e merletti (occorreva contrastare le difficoltà e le sofferenze della guerra), sino a sfiorare il polpaccio.”

Quindi…”

E’ bene sfatare un mito. Torino ha perso lo scettro di città elegante e di icona di stile. Non che Roma o Milano l’abbiano detronizzata. E’ cambiato un modo di intendere la moda. Cos’è oggi di moda?”

Ci dica…”

Oggi si assiste a due tendenze, e la Turin Fashion Week imminente (con il corollario del Maze Festival dedicato allo Streetwear) ne è la controprova: da una parte l’esaltazione del fisico, meglio se tornito di muscoli e tappezzato di tatuaggi come una carta da pareti stile Aubusson. Dove è d’obbligo mostrare l’ombelico, ma anche mettere in evidenza l’elastico del boxer-mutanda e ovviamente la spallina del reggiseno in evidenza. il vestito qui, accompagnato da sneakers o scarpe da ginnastica come si usava definirle un tempo,  si fa cornice, mentre le misure tendono ad essere sempre più striminzite. E poi c’è la Modest Fashion (che piace tanto nei paesi asiatici) in cui la donna è dimessa, indossa gonne lunghe fino al ginocchio e strati di veli come copricapo per evitare sguardi maliziosi. Nel primo caso si può prendere a prestito il pensiero dell’antropologo Rudofsky (autore de Il Corpo Incompiuto)  che ritroviamo citato nell’opera enciclopedica sulla storia del costume di Rosita Levy Pisetsky, edita in cinque volumi negli anni Sessanta da Treccani, per cui “Il costume è il terreno in cui le mode ricevono ispirazione e contenuto”. Quindi i canoni di bellezza cambiano continuamente con l’evoluzione del costume. Se in bene o in peggio saranno gli storici del costume a deciderlo”.

Quindi il tatuaggio ha preso il sopravvento sull’eleganza del vestito?”

Esattamente così: gli abiti si riducono sino a scoprire l’ombelico, magari ornato da un bel piercing.  Sempre Rudosfsky nel capitolo “Il corpo della moda” scrive: L’impulso ad alterare il proprio corpo è sentito solo dall’uomo. La forma umana è stata inventata dal più grande di tutti gli artisti, ma i suoi gusti non coincidono con i nostri, in nessun periodo l’uomo ha accettato come definitiva l’immagine con cui è stato creato”. 

Per dirla con la professoressa di moda e costume Nioli, ‘L’uomo è sempre stato insoddisfatto del proprio corpo e continua a cercare di modificarlo anche spinto dalla noia’ ”.

Non ci resta che…”

Osservare la moda dai department stores come Bershka, H & M, Zara, Guess, Desigual: specializzati nella fast-fashion, o meglio nel  ‘see now buy now’ (acquista subito ciò che vedi) in una girandola di mode e di stili influenzato da rappers, dee-jay, e skaters che passa attraverso i post di Chiara Ferragni (la celebre influencer di The Blond Salad) e ancor più di quelli delle amiche”.

Oppure?”

Mentre un tempo si guardava oltralpe adesso conviene rivolgere lo sguardo oltreoceano…Penso a Melania Trump sempre perfetta nelle sue mise, da mettere in secondo piano persino una first lady francese come Brigitte Macron, la moglie del presidente della repubblica francese. Oppure Amal, la moglie di George Clooney, al matrimonio di Megan Markle e Harry Windsor, stretta nel suo abito giallo canarino con copricapo pendant, era semplicemente perfetta”.

E all’ombra della Mole?”

Il buio più totale. Il bon-chic bon-genre tanto sbandierato da alcune giovani stiliste manca di coerenza di sfilata in sfilata. E spesso citano pure male.”

 

 

Guarda il video con ospite Barbara Ronchi della Rocca:

 

 

 

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