
NG Week End
Ng Exhibitions
by Albert Valloni
February 12th ’26
Liberatosi dai lacci e lacciuoli della moda, almeno così pare, un corsetto divenutogli troppo stretto, ecco che Mario Testino é finalmente libero di esprimere la sua creatività su soggetti a dir poco inusitati. Classe 1954, fisico robusto che attesta le sue origini peruviane benché naturalizzato britannico o meglio ‘londinese’, (lo si capisce dallo stile ‘soft-spoken’ in cui si esprime) è un fotografo internazionalmente noto nel campo del fashion. La sua carriera è legata, si credeva indissolubilmente, alle riviste internazionali del calibro di Vogue e Vanity Fair (celebre il suo servizio per l’edizione americana dedicato a Lady Diana -mentre balla sorridente sulle canzoni di Dalidà nel suo studio-), figura sempre presente sulla scena, prima di essere messo letteralmene alla porta da Condé Nast, con grande rammarico di Anna Wintour, responsabile di tutte le edizioni del gruppo, a eccezione del New Yorker.
Temi che non ti aspetti dal grande maestro dell’immagine di moda, come quelli esposti nell’accogliente galleria Patricia Low Contemporary (ricavata da un tipico chalet svizzero) nell’ambito della personale curata da Simon de Pury, aperta sino al 14 di febbraio, a Gstaad, celebre stazione invernale nell’ Oberland bernese, a sua volta protagonista agli inizi di febbraio (il 4 per la cronaca) di una sfilata di moda con parata di Vip, in occasione del 45° anniversario di Guess.
Nella carrellata di gigantografie che si alternano alle pareti intonacate di bianco, nell’ambito di un suo progetto artistico in divenire, A Beautiful World, a catturare di più l’attenzione, non sono tanto i modelli e le modelle dai fisici scultorei sorpresi, in coppia o in gruppo, in pose adamitiche (un tributo ai suoi anni in divenire nel circuito moda), dall’intenso sex-appeal, (messo in evidenza dalla scelta di colori saturi), quanto quelle dedicate alla Svizzera-delle-tradizioni; in particolare il gruppo di immagini prese a distanza ravvicinata di animali-da-fattoria, bovini e ovini, che nel suo obiettivo si trasformano in autentici ritratti dalla stessa carica emotiva, basta osservarne l’intensità degli sguardi, di personaggi aristocratici esposti in una galleria storica. Insomma dalle Stelle alle Stalle benché con immagini sempre di stile.

Mario Testino si dichiara nei suoi ultimi e più freschi lavori, quelli che rivelano un “esprit nouveau”, particolarmente sedotto dalle bellezze naturalistiche della Svizzera rurale, tanto da concedere la sua attenzone e riversare il suo talento, per la gioia dei nostri occhi, a una semplice mucca di nome Nina. Folgorato dalla sua bellezza, (come un tempo lo era per Gisele Bündchen, per esempio), la ritrae in primo piano, con la testa agghindata di fiori campestri (non sono scelti a caso ma, nella composizione e nella scelta del colore, rispettano un codice estetico preciso, tramandato da tradizioni secolari nelle feste paesane), completamente a suo agio. Ecco che lo sguardo penetrante e severo, della mucca, viene alleggerito (o meglio addolcito) da una composizione di fiori gialli e margherite, incornicate da mazzetti di erica.

Un’altra mucca di nome Helga, risalta invece per il suo fisico scolpito e statuario: si direbbe una di quelle mucche super-premiate in occasione di esposizioni internazionali. Lo sguardo del fotografo, però, rivela un’attenzione del tutto particolare, come quella di un Leonardo da Vinci alle prese col disegno naturalistico.

E che dire della pecora Jenny? Quest’animale, una ‘Valais black nose sheep‘, è un vero ‘peluche’ di primo acchito con il mantello in lana bouclé di un bianco sporco che scende a frange. Mentre il suo muso è nero, incorniciato da una folta peluria e da un paio di piccole corna sinuose. Vien voglia di abbracciarla. Eppure quest’immagine, non ricorda forse l’espressione primordiale dei graffiti rupestri dedicati agli animali scoperti nelle grotte francesi? Va all’essenza dell’essere e ne rivela il suo vero spirito primordiale. Ma sembra quasi di avvertire non solo l’odore sprigionato dal manto, ma anche il belato, tanto è viva all’occhio del fotografo e dell’osservatore.
Scriveva Matisse che tutto quello che è inutile al quadro è di per se stesso nocivo, e così è per la fotografia. Nelle sue immagini nulla è lasciato al caso, e tutta la sua attenzione è rivolta al soggetto fotografato che, sorpresa, rivela una sua identità profonda. Insomma un buon fotografo (anche se proviene dal mondo della moda) vale quanto un buon pittore.
E’ lo stesso Mario Testino a rivelarlo in occasione di un incontro in Galleria:
“Quando a una ragazza le si fa indossare un collier o un braccialetto, la sua espressione cambia all’improvviso. Così è per l’animale. Una mucca quando la sua testa viene acconciata con dei fiori, cambia espressione. Diventa più dolce e distesa. Mi aspettavo una tale rivelazione in paesi come l’Africa ma non certamente in Svizzera“.
Ad accentuare questo suo approccio animistico al soggetto fotografato, giunge l’immagine di un uomo con un costume atavico di aspetto apotropaico che ha un qualcosa di un ritratto Arcimboldesco.

Fa parte della serie di personaggi in costume, gli “Schö-Wüeschte‘ (che vuol dire di una bella bruttezza), che sfilano in occasione dello “Schlausen” il Capodanno dell’Appenzello, nel cantone svizzero, che si festeggia ogni 13 di gennaio. Vi sono diversi soggetti di ‘Silvesterkläuse‘ o ‘Uomini Albero’ che girano di casa in casa, compresi gli ‘Schöne‘, (Belli), i ‘Wüeschte‘ (Brutti/Brutti-Belli) e appunto gli ‘Schö-Wüeschte‘, (Beautiful/Ugly) come quello ritratto nella foto da Mario Testino, che rivela una capacità artistica davvero notevole, specie per un fotografo, nell’accostamento dei colori e nell’equilibrio compositivo di forme.
E sempre per restare in tema di costumi, eccolo, sfolgorante, il capolavoro della mostra. Il ritratto di un gruppo di Guardie Svizzere nei loro abiti rossi a strisce bianche con elaborati copricapi dal lungo e folto piumaggio che ricade sulle spalle…a osservarlo con attenzione sembra di essere di fronte a un affresco tanto è la meraviglia dei colori e della composizione.
